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GOLDSCHMIDT : SCHUBERT RICORDI 136821

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Descrizione

Nella sofferta vita di Franz Schubert(1797-1828) ci sono stati alcuni incontri importanti, di quelli che i biografi amano ricordare perchè segnano una carriera. All’epoca in cui il giovane Schubert studiava armonia e contrappunto, Antonio Salieri (1750-1825) era considerato il maestro più vicino alle “origini” della musica: Mozart era stato il suo avversario, Gluck il suo maestro e Beethoven il suo allievo più famoso. Harry Goldschmidt, nella sua pregevole biografia di Schubert, coglie bene i rapporti tra il contesto e la creazione musicale quando scrive: “I maggiori successi della produzione di Salieri appartengono al periodo che precede la Rivoluzione francese del 1789. Se come artista faceva decisamente parte dei precursori della Rivoluzione, di fatto era ben lungi dall’approvare l’evento rivoluzionario e sicuramente non poteva nemmeno comprenderne l’importanza storica. Questa preclusione lo allontanò dal suo primo importante alunno, Beethoven, le cui innovazioni musicali consistettero nell’introduzione del rivoluzionario linguaggio delle masse nell’arte. La stessa preclusione lo allontanò anche dal suo secondo scolaro, Franz Schubert, che ammirava invece Beethoven proprio per la sua audacia”.
Se esisteva un’ulteriore divergenza tra Salieri e Schubert, era senz’altro dovuta a Mozart. Salieri era stato un seguace di Gluck e della sua riforma teatrale, mentre Mozart ammirava ammirava soprattutto l’opera italiana. Ma se a proposito di Beethoven il giovane allievo di Salieri manifestava, qualche volta, una certa insofferenza dovuta alla frustrazione che il modello beethoveniano in quanto tale poteva ispirargli, a proposito di Mozart non potevano esserci, invece, dubbi sulla sua incondizionata ammirazione
[1]. Con quale obiettivo, si è chiesto Goldschmidt, Salieri seguiva il suo allievo se non per farne, a tempo debito, un compositore di opere? Il problema era che Schubert, nonostante molti tentativi, non era tagliato per quel ruolo: “L’inclinazione irrestibile di Schubert verso il Lied lirico era proprio ‘veleno’ per lo sviluppo di uno stile drammatico? Solo il contenuto della sua opera può dare una risposta soddisfacente. Una cosa era chiara: né la disapprovazione né il divieto di Salieri potevano arrestare l’ispirazione che lo portò a musicare una quantità di poesie in lingua tedesca”. Il teatro non sarebbe stato, comunque, il luogo prediletto di Schubert. Ma i tempi erano maturi perché nascesse un’altra “scena” meno legata ai riti della corte austriaca: la nascente borghesia non aveva ancora trovato il suo cantore.
Per quanto non mancassero contrasti tra Schubert e l’ambiente sociale, in particolar modo con il padre, non ci sono dubbi sul fatto che le sue composizioni venivano apprezzate da coloro a cui non sfuggiva la musicalità schietta e priva di convenzioni. Musicisti, letterati e cantanti avevano, ormai, una loro esistenza al di fuori dell’aristocrazia e, spesso, erano loro stessi a promuovere la musica che amavano e che interpretavano all’interno di un entourage tendenzialmente cosmopolita. La musica di Schubert, quindi, aveva un altro genere di pubblico, quello che animava le celebri “schubertiadi”. Goldschmidt ha colto bene il carattere di queste serate in compagnia di amici e di mecenati: “Qui Schubert presentava le sue nuove composizioni. Qui svelava il suo tesoro, spesso arrivava anche a improvvisare e a volte, per finire, a suonare musica da ballo”. Musica e mondanità sono sempre stati due connotati della vita viennese, ma questo genere di intrattenimento non era certo gradito al regime di Metternich, come Goldschmidt non smette di mettere in evidenza evidenziando anche il lato politico di Schubert. Non dobbiamo dimenticare che gli anni di Schubert sono anche gli anni della Restaurazione. Questo movimento reazionario intendenva contrastare con ogni mezzo le idee della Rivoluzione francese, diffuse in Europa dall’impresa napoleonica. Senza intravedere, almeno, questo clima d’oppressione nel quale vivevano Schubert e i suoi amici, sarebbe vano immaginare gli incontri che avvenivano nelle loro case. Se vi si respirava letteratura e musica era anche perché si viveva nell’insoddisfazione che il regime austriaco aveva imposto. Molte poesie scritte dagli amici e dai conoscenti di Schubert, scrittori come Mayrhofer o Bauernfeld, erano dei lamenti contro la sopraffazione e l’angustia del vivere sotto il regime. Schubert attingeva spesso e volentieri a queste composizioni letterarie. Perciò l’immagine di Schubert come placido compositore di musica “viennese” – dove l’aggettivo sembra mescolare tutto in un’unica, facile etichetta – è un’illusione.

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